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 Don bondi che piu' buono non si puo'

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Nabucco



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MessaggioTitolo: Don bondi che piu' buono non si puo'   Mer Ott 21, 2009 3:03 pm

Leggo sul Corriere della Sera online:

Fondi neri per ventidue milioni
Arrestati imprenditore e assessore
In cella l’industriale Giuseppe Grossi e Rosanna Gariboldi, esponente del Pdl di PaviaNOTIZIE CORRELATE
Gli ex finanzieri che aiutarono Grossi chiedono la scarcerazione
Santa Giulia, inchiesta sdoppiata: processo-per riciclaggio (27 luglio 2009)
Cantiere Santa Giulia, truffa sulla bonifica (3 febbraio 2009)

Il cantiere di Santa Giulia (Ansa)
MILANO — Di sé dice, e a ragione, di essere a capo del «più importante gruppo italiano che si occupa di ecologia», la Green Holding spa che controlla anche la Sadi quotata in Borsa. Di lui i magistrati rilevano, e a ragione, «le relazioni di altissimo livello con esponenti del mondo politico e istituzionale che emergono dall’attività di intercettazione telefonica». Eppure, dopo 9 mesi di indagini, ancora non si capisce ad esempio a chi Giuseppe Grossi abbia dato i «due milioni e mezzo di euro in contanti» che «nel solo 2008» si è fatto riportare in Italia dagli "spalloni" della società svizzera Silvoro, i cui «uomini si presentavano con decine, centinaia dimigliaia di euro avvolti nella carta di giornale dentro buste di plastica consegnate a mano a Gorgonzola a due ex militari che provvedevano a portarle direttamente a Grossi». Così come ancora «nulla si conosce della destinazione» degli orologi da collezione per i quali negli anni ha speso almeno «6 milioni e 400.000 euro».

FONDI NERI - Ma in compenso ieri i magistrati milanesi almeno una cosa ritengono di poterla ben ricostruire: la scia di 22 milioni di euro di fondi neri del suo gruppo drenati all’estero da Grossi. Scia che costa — dopo il carcere in febbraio per l’avvocato svizzero Fabrizio Pessina e gli ex GdF Giuseppe Anastasi e Paolo Pasqualetti — l’arresto di Grossi per «associazione a delinquere finalizzata a frode fiscale, appropriazione indebita, truffa, riciclaggio e corruzione »; di due manager del suo gruppo,
Rosanna Gariboldi (Emmevì)
Paolo Titta e Cesarina Ferruzzi; e, sempre per associazione a delinquere, dell’ex segretaria Maria Ruggiero, beneficiata da Grossi con 4 milioni e mezzo di euro e ieri colpita dal sequestro di una casa da 1 milione e mezzo di euro nel centro di Milano in via Moscova. In carcere finisce anche l’assessore pdl all’Organizzazione della Provincia di Pavia, Rosanna Gariboldi (si è dimessa ieri): non come politica, e neppure come moglie del parlamentare e vicecoordinatore nazionale del Popolo della libertà Giancarlo Abelli (ex assessore regionale alla Sanità, peraltro «cliente di Grossi» nella Porsche 911 coupé che guida «con un canone mensile» e sul jet privato a bordo del quale «vola settimanalmente » senza che si abbiano «evidenze di come venga regolata economicamente tale prestazione»), bensì quale intestataria di un conto cifrato a Montecarlo, sul quale Gariboldi per 12 volte dal 2001 al 2008 ricevette ingenti somme da conti riconducibili a Grossi e per tre volte gliele inviò, con un guadagno per sé di 1 milione e 200.000 euro.

MONTECITY GONFIATA - L’inchiesta dei pm Laura Pedio e Gaetano Ruta somiglia ormai a una matrioska di filoni diversissimi tra loro. In principio fu la bonifica ambientale dell’ex area industriale Montecity- Rogoredo, rientrante nel progetto urbanistico Santa Giulia dell’immobiliarista Luigi Zunino. «Dalle indagini svolte in Germania è emerso come la Servizi Industriali srl di Grossi abbia pagato corrispettivi esagerati alle società interessate allo smaltimento e al trasporto dei rifiuti, con un ritorno del sovrapprezzo» allo stesso Grossi dietro «l’interposizione di diverse società» e conti esteri gestiti da fiduciari. Come Pessina. Come Anastasi e Pasqualetti. E come Vincenzo Agosta e Matteo Terragni, due consulenti fiscali della società Getraco di Lugano fermati ieri per riciclaggio: due nuove figure che, con moltissimi clienti italiani, e conti sui quali sono transitati almeno altri 20 milioni di euro aventi nulla a che fare con Grossi, spalancano agli analisti della Guardia di Finanza di Milano le stesse rosee prospettive propiziate mesi fa dalla lista di 500 clienti sequestrata nel computer di Pessina.

CONTO ASSOCIATI - Poi, però, il caso allarga i confini dell’indagine. Un’incomprensione nel 2007 tra gli uomini di Grossi e una impiegata della Banque J.Safra nel Principato di Monaco, combinata a un appunto birichino che Pessina interpreta ai pm in un memoriale, svela l’esistenza aMonaco di un misterioso conto cifrato denominato Associati, che tra il 2007 e il 2008 presenta curiosamente un accredito di 500mila euro e due addebiti per 632mila euro. E’ di Rosanna Gariboldi, che, interpellata in agosto dal Corriere, afferma trattarsi di «un prestito che feci al mio amico di famiglia Grossi e che luimi ha restituito ». Ma adesso la rogatoria dei pm a Montecarlo racconta un’altra storia: il conto della Gariboldi, sul quale ilmarito Abelli «figura titolare di un mandato come procuratore», ha ben 12 entrate per 2.350.000 euro dal 2001 al 2008, e tre uscite per 1.294.000 euro dal 2004 al 2007». Il saldo attivo per Gariboldi è dunque di circa 1 milione e 200.000 euro, ma per il gip Fabrizio D’Arcangelo quel che più conta è che «tutte le rimesse in entrata e in uscita è provato siano collegate a conti riferibili direttamente a Grossi o suoi sodali»: conti esteri già noti come quello gestito da Pessina oppure sconosciuti come il conto Giuggiolo che si scopre intestato a una manager di Grossi, Cesarina Ferruzzi.

«AGEVOLAZIONE AI CONIUGI - I pm non si avventurano nel contestare alla Gariboldi la corruzione, e circoscrivono a dati di puro contesto «le significative forme di agevolazione economica che Grossi eroga alla Gariboldi e al coniuge» Abelli, «quali la messa a disposizione di una Porsche, di un aereo privato, di un appartamento in una via centrale di Milano». Ma di fronte al fatto che «la ricezione per anni di somme per centinaia di migliaia di euro appaia del tutto ingiustificata rispetto ai redditi dichiarati da Gariboldi sotto i 50.000 euro sino al 2006 e poi crescenti ma sempre sotto i 90.000», come pure «ai redditi del coniuge » Abelli «compresi tra i 150.000 e i 180.000 euro», i pm interpretano il suo conto cifrato monegasco come «un conto di transito utilizzato in via pressoché esclusiva per operazioni funzionali a "ripulire" il denaro provento delle attività illecite di Grossi». E quindi contestano ricettazione e riciclaggio a Gariboldi, alla quale arriva l’«affettuosa solidarietà» del presidente della Provincia di Milano, Guido Podestà, e del coordinatore nazionale pdl Sandro Bondi, sicuro che «lamagistratura renderà giustizia alla consorte dell'on. Abelli, seppure non la risarcirà delle attuali sofferenze ».
Corriere della Sera Online 21.10.2009

Storia solita di malcostume italiano che dimostra come lo scudo fiscale non solo e' una vergogna ma neppure puo' funzionare Il tipo di transazioni per i quali vengono usati i conti cifrati esteri saranno sempre effettuati appunto all'estero per sfuggire ai controlli del fisco italiano e usando fondi "in nero".

Agevolarne il rientro significa solo, come dicevamo l'altro giorno, ufficializzare o meglio, statalizzare il riciclaggio.

Ma non e' questo il punto piu' interessante.

Se leggete l'articolo fino in fondo rimarrete allibiti quanto me per "l'affettuosa solidarieta'" espressa da sandro bondi alla gariboldi; "la magistratura (non quella stalinista evidentemente, l'altra) rendera' giustizia alla consorte dell'on. Abelli, seppure non la risarcira' delle attuali sofferenze".

Al buon don bondi dev'essere sfuggito, nell'ansia ingiustificata di dover difendere una camerata di partito da un'accusa che niente ha a che fare con l'appartenenza politica, che non ci sono dubbi sull'esistenza del conto cifrato monegasco di cui la gariboldi e' intestataria e l'onorevole (?) marito e' mandatario. Come non ci sono dubbi che su quel conto siano passati piu' di 2 milioni di euro non dichiarati al fisco (la gariboldi non ha mai dichiarato piu' di 90000 euro di entrate annuali) e che ha un saldo attuale di oltre un milione di euro.

La gariboldi tenta una risibile difesa parlando di prestiti all'amico grossi poi restituiti (molto generosa soprattutto viste le entrate) ma pur volendo crederle (che ci costa?), sempre di fondi neri all'estero si tratta, come puo' un ministro ministro (sapete che va ripetuto talmente sembra inverosimile) della Repubblica dare affettuosa solidarieta' a chi ha appena truffato senza ombra di dubbio la Repubblica che lui dovrebbe (il condizionale a questo punto e' d'obbligo) rappresentare?

Ah, per correttezza devo aggiungere un particolare; la gariboldi, arrestata, si e' subito, bonta' sua, dimessa dal ruolo politico che ricopriva in seno al pdl un'azione che probabilmente le procurera' una lavata di capo dai vertici.
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